• Laboratorio: “Viaggio nella memoria per…”

    Luogo: Scampia , Napoli Anno: 2005

    Partner :Associazione “Chi Rom… e chi no”

    Progetto a sostegno di : Unione Europea

    Il viaggio proposto dai ragazzi di “Chi Rom… e chi no”, “parte da Scampia per scoprire una periferia e i suoi abitanti, cercando di ritrovare in queste storie anche una parte della nostra stessa storia di migranti.

    LUOGO: Scampia è un quartiere ad alto rischio di devianza sociale dove fenomeni quali la disoccupazione, l’evasione scolastica, la tossicodipendenza, l’esclusione sociale, assumono dimensioni considerevoli.Ma è anche un luogo dove culture diverse riescono ad “incontrarsi e sopravvivere”.

    Questo quartiere, costruito negli anni ‘70 come naturale espansione della città, campo di sperimentazione di modelli urbanistici discutibili e discussi, subisce prima della sua completa realizzazione, mai portata a termine, le prime occupazioni di case da parte dei numerosi senza tetto, fenomeno che aumenta negli anni post terremoto. Da circa 15 anni le aree residuali di un urbanizzazione incompiuta (strade extra-urbane, sopraelevate, grandi rotonde di strade mai rese accessibili ) invece, ospitano con alterne fortune diversi insediamenti Rom.

    PROGETTO: L’idea di questo viaggio, nasce da una serie di riflessioni su un lavoro svolto da diversi anni con bambini rom e napoletani di Scampia, un’azione che pian piano sta coinvolgendo sempre più da vicino gli interi nuclei familiari coinvolti. Vivere in un quartiere difficile e oltretutto giovane, senza storia, o quanto meno con una storia molto recente, rende ancor più che altrove, complicata e ardua la possibilità di costruire dei percorsi individuali e collettivi nei quali rivedersi e ritrovarsi. In mancanza di un protagonismo attivo e decisionale da parte delle persone che vivono in simili contesti, contribuisce ad consolidare la convinzione di non poter scegliere, di doversi rassegnare a subire passivamente le decisioni di istituzioni totalizzanti quali la camorra o le amministrazioni stesse. In un contesto come quello di Scampia o come quello di qualsiasi altra periferia, un percorso culturale che partendo dall’esperienza di vita di ciascuno costruisca una memoria individuale e collettiva, ci sembra uno strumento efficace affinché i soggetti coinvolti possano divenire consapevoli della propria storia passata e attuale e artefici quindi, dei possibili futuri cambiamenti.”

    PRATICA: Il progetto si è tradotto in pratica attraverso la realizzazione di vari laboratori che hanno coinvolto gruppi di adolescenti e di bambini di Scampia, arrivando anche alla collaborazione con le scuole medie ed elementari del quartiere. Nella fase di realizzazione si prevede il coinvolgimento della popolazione che vive nel quartiere di Scampia:

    Gruppo Adolescenti (attivato fino a Giugno)

    Ragazzi dai 15 ai 19 che lavoreranno con telecamere, macchine fotografiche, registratori, per raccogliere testimonianze orali e documentali, visiteranno i luoghi significativi, cercando di ripercorrere a ritroso la storia del quartiere e dei suoi abitanti, utilizzando tutte le fonti che sarà possibile reperire (album di famiglia, giornali…). Il gruppo promotore coordinerà il lavoro dei giovani coinvolti, cercando di sostenere una dimensione che sia sempre a loro vicina in modo che il viaggio sia occasione per gli stessi di esprimersi e apprendere in maniera informale la propria storia e quella dei propri compagni di viaggio provenienti da culture diverse.

    Gruppo Corrispondenza (in fase di realizzazione)

    Ragazzi dai 7 agli 11 anni, Rom e napoletani, si scambieranno lettere, disegni con un gruppo di ragazzi di Bolzano, in un reciproco scambio di memorie dei luoghi e delle persone conosciute.

    Gruppo Teatro (attivato fino a Giugno )

    Ragazzi dai 12 ai 14 anni, seguiti da esperti realizzano un’ esperienza di costruzione di uno spazio teatrale, creando così delle “nuove memorie”.

    Gruppo Scuole (attivato fino a Maggio 2009)

    I Ragazzi di 35 classi delle scuole elementari e medie di Scampia, lavoreranno su una cartina topografica del territorio, ricostruendo, attraverso alcuni strumenti (fili della memoria, interviste, percorsi di movimento,ecc.) le proprie storie e quelle delle famiglie.”

    La collaborazione del Collettivo Don Quixote è avvenuta con la realizzazione di un laboratorio di fotografia che ha avuto luogo durante l’ultima settimana di Aprile e che ha coinvolto i componenti del gruppo di adolescenti del progetto.

    Nonostante la purtroppo ridotta durata del laboratorio, il grande entusiasmo dei partecipanti, la grande sinergia e comunione di intenti e la piena disponibilità di tutti a mettere in gioco se stessi e la propria esperienza, hanno prodotto una serie di incontri molto intensi e comunicativi durante ai quali si è riuscirti nell’intento di realizzare un “viaggio per immagini” attraverso i luoghi e i momenti più significativi dell’esperienza di vita dei partecipanti.

    Il gruppo di adolescenti, composto da napoletani e Rom, ha usato le macchine fotografiche analogiche e digitali come strumenti comunicativi con i quali ha avuto modo di confrontarsi, e soprattutto di mettersi in gioco scoprendo agli altri alcuni degli elementi fondamentali della proprie esistenza e del proprio ambiente. In questo modo, attraverso l’espediente della fotografia, il gruppo ha combattuto l’isolamento, la ghettizzazione e le barriere comunicative che contraddistinguono Scampia, e così per la prima volta dopo anni di amicizia i ragazzi napoletani sono entrati nei campi nomadi e hanno avuto modo di conoscere direttamente l’ambiente di vita dei propri compagni, così come i ragazzi Rom sono stati invitati a conoscere le case dei Napoletani, unendo universi ancora sconosciuti nonostante si trovino a pochi passi l’uno dall’altro. Allo stessa maniera il lavoro sul territorio ha prodotto momenti molto intensi, durante ai quali la riflessione sulle condizioni di vita del quartiere ha raggiunto grandi livelli di critica e consapevolezza e soprattutto ha testimoniato grande volontà di rivalsa, portando anche a considerare la fotografia come mezzo di provocazione nei confronti degli elementi oppressivi e imposti nel quartiere dal ricatto della indifferenza istituzionale e della camorra.