• Casa Circondariale “Le Nuove”, inverno duemilatre.

    Si aprono le celle, i cancelli, il portone d’uscita.

    Millecento detenuti lasciano dietro a sé, come in fuga, segni di mesi e anni da reclusi, contati uno a uno.

    La gabbia si svuota e ne resta l’essenza, scarna e crudele, lontana dallo sguardo, che si arresta davanti ai  pesanti cancelli.

    Illusione di libertà in un itinerario per immagini. Passi lenti che attraversano corridoi, aprono porte, scendono e scendono sul particolare.

    Scritte proibite e manifesti che han fatto evadere il pensiero, segni di quotidianità ingabbiata nel posto in cui gli occhi, i gesti, la vicinanza e il distacco dicono più delle parole, condizionate o impedite come lo spazio in cui risuonano.

    Nasce un racconto che attraversa l’assenza ed il silenzio di un luogo rumoroso e affollato come il carcere. Dove la quiete può essere presagio di tempesta.

    Tempi di posa lunga per far parlare i muri. Linee rigide, dritte come sbarre. Orizzonti senza cielo.

    A tratti appare l’ironia dei ritagli di vita appesi alle pareti, in un ‘illusione di libertà che soffoca e attende di uscire da quei  tre metri per tre.[/lang_it][/lang_it][/lang_it][/lang_it][/lang_it][/lang_it][/lang_it][/lang_it]

Pubblicato in: Chiara Dalmaviva, Fotografia