• L’economia sommersa nell’isola dei sogni

    di Lorenzo Tugnoli

    Il Candado è un piccolo bar nella periferia industriale dell’Habana. All’incrocio fra una zona di grandi fabbriche dall’aspetto malandato e un’area residenziale. Questo quartiere, il Cerro, è composto in gran parte da operai.

    Il governo cubano, sulla carta, offre ai propri cittadini una casa, istruzione e sanità gratuiti e una tessera con cui si possono ottenere beni di prima sussistenza.

    Ma gli stipendi per i lavoratori delle fabbriche del Cerro sono molto bassi. Spesso non sono sufficienti per comprare ciò che si è costretti a pagare in dollari, come le scarpe e i vestiti. Le case sono vecchie, nei negozi e nelle farmacie è difficile trovare quello di cui si avrebbe bisogno. E la burocrazia rende lungo e problematico ottenere le cose a cui si avrebbe diritto.

    Molti allora ricorrono al mercato nero. Vendono ciò che posso sottrarre dal loro impiego pubblico e comprano ogni genere di merce.

    Il bar Candado è un luogo di incontro attorno al quale ruotano piccoli traffici. Un  ritrovo nelle vie del barrio dove tutti si conoscono. Si sa da chi andare per procurarsi i sigari a basso prezzo, per comprare dei vestiti o addirittura per cercare il cemento per ristrutturare la casa. E dentro le case molte donne fanno lavoretti per arrotondare. C’è chi sistema i capelli alle altre comari, chi tiene i bambini o chi fa piccoli lavori di cucito.

    Questo lavoro nasce dalla necessità di documentare Cuba dalla prospettiva di coloro che la abitano. Lontano dagli scintillanti locali del centro, dalle palme e dalle spiagge affollate di turisti esiste un mondo che si muove lentamente. Vive un popolo dolce dal grande senso dell’ironia, che ora si trova di fronte alla possibilità di un cambiamento. Alcuni vogliono fortemente la fine del regime e dell’embargo, molti sono impauriti da quello che potrebbe venire, ma i più continuano semplicemente la loro lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Pubblicato in: Lorenzo Tugnoli, Fotografia