• la terra del disordine

    di Chiara Dalmaviva (testo di S.Laffi e M.Braucci)

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  • “Il cartun d’le ribeliun” selezionato al FICMA di Barcellona, Spagna.

    Proiezione del documentario di  Adonella Marena al FICMA,                                      29 maggio - 7 giugno 2009 a Prat de Llobregat, Barcelona Spain

  • Calendario serate italiane A VELOCITA’ D’UOMO:

    (a seguire interventi di A.MARENA e ospiti)

    - 2 aprile ore 21 TEATROREFUGIO, Scali del Refugio 8, LIVORNO

    - 3 APRILE ore 21 CSA REBELDIA, Via Cesare Batisti 51, PISA

  • Casa Circondariale “Le Nuove”, inverno duemilatre.

    Si aprono le celle, i cancelli, il portone d’uscita.

    Millecento detenuti lasciano dietro a sé, come in fuga, segni di mesi e anni da reclusi, contati uno a uno.

    La gabbia si svuota e ne resta l’essenza, scarna e crudele, lontana dallo sguardo, che si arresta davanti ai  pesanti cancelli.

    Illusione di libertà in un itinerario per immagini. Passi lenti che attraversano corridoi, aprono porte, scendono e scendono sul particolare.

    Scritte proibite e manifesti che han fatto evadere il pensiero, segni di quotidianità ingabbiata nel posto in cui gli occhi, i gesti, la vicinanza e il distacco dicono più delle parole, condizionate o impedite come lo spazio in cui risuonano.

    Nasce un racconto che attraversa l’assenza ed il silenzio di un luogo rumoroso e affollato come il carcere. Dove la quiete può essere presagio di tempesta.

    Tempi di posa lunga per far parlare i muri. Linee rigide, dritte come sbarre. Orizzonti senza cielo.

    A tratti appare l’ironia dei ritagli di vita appesi alle pareti, in un ‘illusione di libertà che soffoca e attende di uscire da quei  tre metri per tre.[/lang_it][/lang_it][/lang_it][/lang_it][/lang_it][/lang_it][/lang_it][/lang_it]

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    Seno di gommapiuma abilmente forgiato dentro a un corpetto di lamé, parrucca biondo marilyn e quindici centimetri di tacco per graffiare la serata . Sono padrona della notte, questa notte, parola di Beverly, parola di drag.

    La preparazione inizia nel tardo pomeriggio, in una soffitta di quella zona del centro di Torino in cui le case a ballatoio sono ancora popolari e di studenti e miniapartamenti non c’é aria.

    Siamo al 58 di una via secondaria, e qui, non per caso, abita il più elegante dei travestiti torinesi . Non è raro vederlo riflesso nello specchio della sartoria, fasciato in un tailleur bon ton per un metro e ottanta di posata ed elegante femminilità .

    Tre amici, due stanzette che danno sui tetti, la voce fonda di Madonna - icona per eccellenza del trasformismo gay - a riempire lo spazio. In cucina attendono sul tavolo diverse parrucche, i feticci per la soirée a venire.

    Una Lady with Green Glove di Tamara de Lempicka troneggia sulla porta del bagno, l’austera e insieme sfrenata manifestazione del femminino negli anni Trenta. La signora dai guanti verdi racconta di salotti per intellettuali, assenzio e corse in auto lontano dalla guerra che si avvicina.

    Ogni particolare inneggia all’evasione dalla quotidianità di Francis, Leo e Maurizio, che in questo anfratto segreto anche oggi appendono al chiodo i loro problemi, il lavoro, la famiglia che non sa.

    Si parla di amore e cuori traditi, del bel culo del barista visto la settimana passata tra uno show e l’altro.e l’atmosfera si alleggerisce. Aumentano i gridolini, voci acute cinquettano in frenetico brusio la propria vita sentimentale in cliqué da rubrica del cuore. Qui, e sino a domani si é tutte pazze, si é tutte Lei. Come in un rituale di antica data, tra uno spettacolo circense e una masquerade che libera il doppio e scatena la performance, Beverly, Veronica e Trudy prendono vita.

    L’estetica delle drag queens, cosi’ legata all’esagerazione quasi parodistica dello stereotipo femminile, non é da tutti. Venti centimetri di tacco, vestiti fascianti e parrucche ingestibili costituiscono spesso la corazza entro cui liberare il proprio personaggio, intingersi di irriverente satira e giocare con l’ambiguità sessuale e la morale comune. La’ dove agli albori del ventesimo secolo in slang inglese “drag” indicava i vestiti femminili indossati e interpretati da attori uomini.

    Le drag queen, parte della cultura omosessuale d’Occidente, rivestirono anche una parte importante nella rivolta di Stonewall del 1969 a New York per i diritti dei gay ancora molto discriminati a quei tempi, capaci di essere arrestati per un bacio dato alla luce della strada.

    La notte ci porta tra la nebbia della provincia piemontese, attirati dalla scritta al neon in una landa deserta la discoteca é piena all’inverosimile. Adolescenti in gruppo, militari in libera uscita, coppie da ballo e sballo, l’atmosfera é pronta per lo show. Le tre drag prendono in mano la situazione ; cantano in playback i successi delle loro eroine, fanno il verso al Rocky horror, duettano e si atteggiano a dive degli anni che furono. L’attenzione é tutta per loro.

    Anche a spettacolo concluso, anzi, ancora di più. Chi sono queste creature cosi’ sicure di sé, che esibiscono con sfacciattagine gambe affusolate , sederi di marmo avvolti in pailettes , peli sulle braccia e umorismo dai toni ambigui? La fila al bar per conoscerle si carica di eros e imbarazzo, voyerismo e chissà cos’altro. Due battute, altre risate, numeri di telefono e appuntamenti al buio per una notte diversa. Scordandosi di tutte le regole, i generi, i tabu’, sino a domani.[/lang_it][/lang_it]

  • Parto per Hong Kong, attero in una New York morta e risorta altrove, senza dubbi su sè stessa.

    E’ più affollata, più concentrata sul futuro, più apertamente capitalista. Ci sono più negozi aperti giorno e notte, più neon, trasporti migliori, il porto è vivo e attivo, e se vuoi mangiare bene cibo cinese non c’è bisogno del taxi. Gli abitanti stralunati di questa città in bilico tra la terraferma, i Territori, e l’isola , vanno matti per i gadget e sembrano dipendenti dal contatto, telefonico però.Vedo il più alto numero di cercapersone, cellulari, beepers e miglia di cavi a fibra ottica al mondo. La competizione nel campo della comunicazione è così accanita che le antenne delle compagnie telefoniche si trovano anche nella metropolitana, sottoterra. Vietato essere irraggiungibili.

    Il mio viaggio è veloce, da subito mi riconosco esperta nell’avere a che fare con il CAOS ma assai meno a mio agio nel barcamenarmi, testarda, con la complessità.

    Universi paralleli quelli tra i locali e noi, siamo estranei sudue scale mobili che si guardano e non si sfiorano. Metto in zaino le parole e osservo ni silenzio, faticando a tenere a freno la curiosità verso quello che succede dentro ai milioni di negozi, saune e attività indefinite che accadono dentro ai palazzi. Mi resta la strada, le sue veloci apparizioni, il mondo visibile che lascia spazio a mille interpretazioni senza risposta. E l’ennesima birra Wong con le chele di granchio aspettando l’aereo per ripartire.