• Mi chiamo Fatma, cinque anni fa sono venuta in Italia per studiare fotografia, sono fuggita dalla mia famiglia. La mia è una famiglia curda grande come una tribù, e come in ogni tribù molte decisioni sulla vita dei singoli individui vengono prese collettivamente, secondo leggi antiche. Mio padre vive in bilico tra le sue idee progressiste di gioventù e il ruolo di custode delle tradizioni che oggi riveste. A causa della sua rigidità ho sempre avuto paura di parlargli liberamente della vita che conduco a Torino, della mia convivenza con un ragazzo italiano che si chiama Davide. Io e Davide siamo intenzionati a sposarci e a vivere insieme e non vogliamo più mantenere segreta la nostra relazione. Così abbiamo deciso di annunciare il nostro fidanzamento durante l’estate. Prima di trovare il coraggio di parlare con mio padre ho voluto stare alcuni giorni con lui, e provare a riavvicinarmi. L’occasione è stata il matrimonio di una parente, nel villaggio dell’est dove tutt’oggi vive parte della mia famiglia. Così io e mio padre siamo partiti insieme e mentre io pensavo al mio fidanzamento ho ascoltato le storie d’amore e di matrimoni combinati di alcune mie cugine. Io mi chiedevo: cosa può pensare mio padre di tutto ciò? Come possono vivere in lui queste contraddizioni e come prenderà la notizia del mio fidanzamento? Sentivo la tensione crescere dentro di me e intanto Davide arrivava a Istanbul con la sua famiglia in attesa del momento dell’annuncio. E alla fine ho trovato il coraggio di dire a mio padre che voglio sposare un ragazzo italiano.

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  • Del Brasile amo tutto: le salite fangose, le vie polverose, la gente alla finestra, gli asini che ragliano inquieti, i porci neri seduti nelle pozze, la sabbia finissima del litorale, la vegetazione prepotente che mescola e aggroviglia tutto in una confusione di arbusti, il sibilo delle cicale e il tondeggiare rosso rosso della luna piena.

    Villaggi di sabbia, di luce e di paglia: la catinga. I grandi urubù nel cielo, i falchi che non sono falchi, strani avvoltoi, farfalle curucù, le vespe nere, le mosche verdi, le ciliegie diverse, i rospi giganti, i pesci avventurieri, gli zebù.

    La gente al buio, in bicicletta, a cavalcioni su un carretto, i bimbi a cavallo, l’allegria e la disperazione per strada. Tutte quelle facce, persone, i loro corpi buttati per terra, scalzi, dimentichi. Il serpente verde che attrversa la strada, l’apparizione angelica dei pappagalli.

    Le giornate felici piene di cose, di luci, colori, lunghissime ombre, sempre più scure fino a che fa notte e viene il buio, luminoso di stelle. Ma anche i giorni al contrario, quelli che mettono paura, da superare con coraggio. I giorni dei bambini dalle facce scure, tristi di cose adulte che ricordano la canzone brasileira (La Marianzinha): “sono triste ma non piango, brunetta dagli occhi neri, questa vita è scalognata”.

  • regia: Adonella Marena/ djanet_film
    dir.fotografia: Fabio Colazzo/Donquixote

    Una mattina d’estate del 2006 da Venaus, in Val di Susa, parte una marcia che percorrerà in 15 giorni 600 chilometri, passando per paesi e città, da Torino a Genova, a Pisa, a Livorno…fino a Roma.

    A piedi, in treno, in bici, la marcia a bassa velocità del movimento notav esce dalla valle, per far conoscere le ragioni della sua opposizione all’Alta Velocità e ai faraonici progetti delle cosiddette grandi opere.

    per aderire e coprodurre il progetto:www.produzionidalbasso.com

  • di Adonella Marena

    con il sostegno di Film Commission Piemonte

    Una mattina d’estate del 2006 da Venaus, in Val di Susa, parte una marcia che percorrerà in 15 giorni 600 chilometri, passando per paesi e città, da Torino a Genova, a Pisa, a Livorno…fino a Roma.

    A piedi, in treno, in bici, la marcia a bassa velocità del movimento notav esce dalla valle, per far conoscere le ragioni della sua opposizione all’Alta Velocità e ai faraonici progetti delle cosiddette grandi opere.

    Per strada i marciatori incontrano persone, luoghi, eventi, gruppi teatrali e bande musicali; raccolgono voci, testimonianze e appelli di molte comunità, costrette a subire scelte spesso inutili, costose o devastanti sul proprio territorio: caricati su un carro-risciò, decine di documenti arrivano a Roma per la consegna al governo.

    Due filmmakers hanno seguito e documentato tutto il percorso e ne vogliono trarre un film-documentario:

    raccontare la storia di un’utopia contagiosa, che parte da una concreta e straordinaria esperienza di democrazia partecipata, da un piccolo paese tra le montagne, per incontrare nel cammino fino a Roma i mille volti di un’Italia che vuole ritrovare il senso della comunità e non si piega al pensiero unico di questo modello economico.

  • Il sole sta tramontando e nuvole cupe e cariche di pioggia, come sempre a quest’ora, arrivano puntuali ad avvolgere la grande e fredda città. A Bogotà non è facile trovare una stanza da affittare, o peggio ancora una casa, quando ci si presenta come desplazados. Se li hanno cacciati dalle loro terre - pensa la gente - una ragione dovrà pur esserci…

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  • la parabola del turista.

    di Eloisa d’Orsi

    Il turista viene a Cuba per una quindicina di giorni. Passa la prima settimana sulle spiagge di Varadero; la seconda all’Habana Vieja per sentirsi un grande intellettuale mentre sorseggia il suo daiquiri accanto alle statua di bronzo di Hemingway. Non manca di  comprare una scatola di puros, una bottiglia di Habana e magari un disco di “salsa” da qualche povero cristo che suona nei ristoranti di lusso.

    Gli piace sentirsi partecipe del clima anacronisticamente ma dichiaratamente “rivoluzionario” che respira, ed è sincero quando fotografa i murales con le frasi di Fidel. Alla fine torna contento dal suo viaggio “impegnato” in uno degli ultimi paesi socialisti del mondo. Peccato che tutto questo abbia ben poco a che fare con la realtà, che deformata attraverso le lenti del turismo di massa, presto renderà La Habana, agli occhi di qualsiasi persona minimamente ragionevole, una città posticcia, piena di paccottiglia inguardabile.

  • la Torino nascosta,

    di Paolo Bosio

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